giovedì 29 dicembre 2011

La strana pratica dei ritiri sportivi: origini e motivazioni comuni. Effetti differenti...


All'inizio fu l'Olanda di Cruyff. Poi l'Inghilterra di Eriksson. E infine la Roma di Spalletti, ma solo se era così brava da occupare i primi due gradini del podio. Nel calcio, come nell'arte, però, solo l'imitazione di autore, quella che copia l'idea, ma ne riempie gli spazi vuoti, causa principale del fallimento altrui, di puro talento, è riuscita a raggiungere qualcosa. Nemmeno a dirlo, si parla del Barcellona di Pep Guardiola.
La strana pratica dei ritiri sportivi. L'usanza di dormire, prima di una gara, lontano da casa, nel centro tecnico d'allenamento, piuttosto che in albergo se si gioca in trasferta, ha principalmente due motivi di esistenza: la conciliazione di uno stato di concentrazione e la ricerca della amalgama. Il terzo, quello che desta maggiori preoccupazioni, non lo cita mai nessuno, ma solo per pudore: la paura che i giocatori si diano al sesso più sfrenato. Se con le proprie mogli o con amanti occasionali, interessa il giusto. L'importante è salvaguardare il prezioso testosterone, evitandone la dispersione tra le lenzuola, per destinarlo interamente al campo di battaglia. Ergo il terreno di gioco.
L'argomento ritiro è ritornato di scottante attualità a causa di una decisione singolare del tecnico della Roma Luis Enrique: in vista della trasferta di Napoli, alla squadra è stato concesso di partire la domenica mattina, sfruttando l'alta velocità delle moderne ferrovie italiane e rinunciando, di fatto, al consueto pernottamento in terra partenopea. La scelta ha avuto effetti insperati e ha segnato una prima volta importante nel calcio italiano: la formazione giallorossa ha dominato il San Paolo, espugnandolo addirittura per 1-3.
Detestato dai calciatori, venerato da presidenti e allenatori, il ritiro ha, dunque, origini e motivazioni comuni, ma realizzazioni assolutamente differenti, spostandoci negli anni, ma soprattutto lungo i meridiani della cartina geografica.

L'Olanda degli anni '70: la squadra beat. Se “l'Arancia Meccanica” non fosse mai scesa in campo, non sarebbe esistito il calcio così come lo intendiamo adesso. Figlia delle rivolte del '68 nel modo di vestire dei propri giocatori, ma soprattutto in quello di giocare, la selezione di Rinus Michels fu talmente bella da ispirare centinaia di appassionati, pur non vincendo nulla. Era una squadra “totale”, che per la prima volta fece del pressing asfissiante e del fuorigioco sistematico, un modello di gioco, sdoganando il concetto di “ruolo” e “sessualità”. Il portiere Jongbloed non toccava quasi mai il pallone con le mani, portava il numero otto sulle spalle e aveva anche qualche problema alla vista. I terzini spingevano come dei forsennati e spesso trovavano il gol. Gli attaccanti non ristagnavano nella metà campo avversaria, ma con grande facilità rientravano per dar man forte ai centrocampisti in fase di non possesso palla. Era una squadra meravigliosa e invidiata, non solo per la fantasia applicata al calcio, ma anche perché era l'unica a potersi permettere le mogli in ritiro. Le fidanzate e le compagne dei giocatori olandesi, infatti, erano ospiti della Federazione e dormivano insieme ai mariti, cosa assolutamente vietata ai componenti delle altre nazionali. L'Olanda “totale” dominò due Mondiali, perdendoli entrambi in finale: il primo nel '74 contro la Germania padrona di casa, il secondo nel '78 contro l'Argentina, affondata soprattutto dalle decisioni di un arbitro italiano: Gon(n)ella. Forse un segno del destino...

Inghilterra no, Germania sì. Provate a dire “ritiro” in inglese e sentirete risposte di ogni tipo. “No way” sarà quella più gettonata. Si sa, il calcio oltre manica è sempre funzionato in maniera differente. Quando si gioca in casa molti atleti raggiungono lo stadio addirittura in bicicletta, se invece si è di scena in trasferta si contano i chilometri. Per più di 200 si opta, giustamente, per una notte in albergo, altrimenti si parte la mattina presto in pullman, come se si fosse in gita scolastica. E la amalgama? Quella si conquista dopo la gara in un pub. L'ubriacatura, molesta o non, aiuta a fare gruppo.
Discorso differente per la Germania dove per obbligo della Federazione la squadra che gioca fuori casa deve raggiungere la città avversaria, almeno con un giorno d'anticipo. Molto importante è l'utilizzo del pullman della società: l'ingresso in terra nemica deve avvenire con un mezzo “griffato”, che porti il simbolo del club. Questo inorgoglisce e carica i giocatori. Almeno a sentire i tedeschi.

Barcellona: grande in tutto. “Le persone comuni prima di andare a lavoro non passano un giorno rinchiusi in hotel. Cerco di far condurre ai miei giocatori una vita normale. Se poi non si riposano o non si prendono cura di loro stessi, giocheranno male e perderanno l'impiego”. Musica e parole di Pep Guardiola. Differente, ma grande, in tutto, il tecnico del Barcellona rispondeva così ai giornalisti che gli chiedevano il perché dell'eliminazione delle concentraciones, dei ritiri, molto gettonati in Spagna, soprattutto dal Real Madrid di Mourinho. “Non faccio il poliziotto e alle dieci già dormo, per cui non controllo i miei ragazzi. Preferisco siano a casa con le loro famiglie, piuttosto che ad annoiarsi in un albergo”, ha ribadito Guardiola. Questo a costo anche di fare delle figure che poco si addicono alla squadra Campione d'Europa e del Mondo in carica. Lo scorso anno, infatti, i blaugrana sono arrivati a Pamplona, per una sfida contro l'Osasuna, proprio per il rotto della cuffia. A causa di uno sciopero selvaggio dei treni, Messi e compagni hanno raggiunto il “Reyno de Navarra” con mezz'ora di ritardo. Indovinate com'è finita la partita?

domenica 25 dicembre 2011

1000 AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!

Tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, ragazzi!!! E 1000 volte grazie!!!

Questo blog esiste da poco meno di un mese ma grazie a voi ha già raggiunto le mille visite! E tutto questo solo grazie alla vostra pazienza!

E' tempo di prendersi qualche ora di vacanza. Tornerò subito dopo Santo Stefano, spero, con tante cose interessanti da raccontarvi.

Non mangiate troppo!

Un abbraccio grande

Gabriele


venerdì 23 dicembre 2011

Il percorso non è stato circolare, ma a spirale: il nuovo DNA della Roma


La prima giornata che si gioca nell'ultimo turno dell'anno solare. Il campionato che si conclude nel punto esatto nel quale avrebbe dovuto avere inizio. Una squadra schierata in Inverno, tatticamente, così come si era pensata in estate, ma che presenta uno spirito molto più vicino al primo freddo patito al San Paolo, piuttosto che all'afa fastidiosa di Valencia o di Bratislava.

Corsi e ricorsi storici. Avvenimenti che finiscono nell'esatto punto in cui dovrebbero cominciare e viceversa. Particolari che più che rimandare alla circolarità della storia, ricordano una spirale. Quella che costituisce il DNA della Roma.

Una struttura portante che definire inedita sarebbe errato. Perché non presenta nulla di nuovo, o meglio non tutto.

E non è nemmeno questione di schieramenti, moduli o schemi con i quali giocare il pallone. Di terzini bloccati e playmaker che si abbassano fare i centrali. Di 3-4-3 in fase di impostazione o 4-2-3-1 in fase di copertura. L'equazione si è risolta altrove. Nella testa prima che nei numeri.

Nel capire che per dar vita al Progetto, bisognava lasciare che le nuove molecole si aggregassero alle vecchie. Traendone forza.

E così Osvaldo e Lamela ora hanno spazio per brillare, ma soprattutto perché Simplicio, Juan, Taddei e Totti sanno come accendere la luce.

La vittoria a Bologna non è come quella conquistata a Novara, Parma o in casa contro il Lecce. Primo perché ottenuta schiacciando una squadra in ottimo stato di forma, poi perché al Dall'Ara, in tanti avevano sofferto, compreso l'esaltato Milan capolista.

Eppure c'è ancora qualcosa che riesce a disturbare la festa giallorossa: quel fastidioso zero alla voce gol, nello score del Capitano e l'arrivo della sosta invernale, che andrà inevitabilmente a spezzare il momento dorato di questa squadra.

Nulla è perfetto.

E se esiste qualcosa di bello nell'impossibilità di raggiungere la perfezione, è certamente la sua rincorsa.
Il primo obiettivo per il 2012 sarà vincere la terza partita consecutiva. Quest'anno, non è mai successo.  

mercoledì 21 dicembre 2011

Bologna-Roma: le pagelle. Premiato Taddei, in pochi sotto il sette, come Osvaldo

Le pagelle di Bologna-Roma:

Stekelenburg 7: spettatore non pagante nel primo tempo, nella ripresa sfodera tre interventi superlativi. Solo i grandi portieri sanno mantenere la concentrazione anche dopo 45 minuti passati interamente al gelo.


Rosi 7: la maturazione e la crescita di questo calciatore sono evidenti. Inizialmente soffre la pressione di Diamanti, poi gli prende le misure ed è lui a suonare la carica. Va anche vicino al gol. Perfetto.


Heinze 7: guida la difesa con grande sapienza, tenendo alta la linea del fuorigioco. Finalmente attento anche nelle marcature sui calci d'angolo, non disdegna qualche sortita offensiva. E' insuperabile. Diga.


Juan 7: dopo il match di Napoli si rende protagonista di un'altra partita di grande pulizia. Accanto ad Heinze fornisce alla retroguardia una sicurezza che la difesa giallorossa mai in questa stagione aveva mostrato. Ritrovato.


Taddei 7.5: con una splendida volè apre le marcature, segnando il primo gol della sua "nuova" stagione da terzino. Una rete importante, per la squadra, ma soprattutto per lui, che premia un inizio di annata di grande sacrificio. Per il resto non sbaglia nulla: solito dinanismo e solita corsa. Sorriso.


De Rossi 7: continua ad abbassarsi sulla linea dei difensori, svolgendo, a tratti, il ruolo di terzo centrale, in fase di impostazione e di incontrista in fase di copertura. Ancora una volta non gli si può rimproverare nulla. Nè Di Vaio, né Mundigay o Perez vedono mai la palla.


Simplicio 7: terza presenza da titolare e terzo voto ampiamente sopra la sufficienza. Gioca in verticale davanti a De Rossi e si lascia andare anche a qualche meravigliosa leziosità che come recitava una vecchia pubblicità di un thè fa bene qui e qui. Con un colpo di tacco apre la gara e libera al tiro Francesco Totti (miracolo di Gillet), con uno splendido movimento senza palla, innesca il gol del 2-0 di Osvaldo. Mica male per uno che non solo non era stato portato in ritiro, ma che sembrava proprio fuori dal progetto. Con il ritorno di Gago tornerà di nuovo in panca?
(35' st Viviani sv: terza presenza in Serie A. Minuti importanti per acquisire esperienza)


Pjanic 6.5: tra i tre di centrocampo sembra quello leggermente più in difficoltà, ma esce alla distanza. Il modo con cui, nella ripresa, palla al piede, se ne va lasciando ben tre avversari sul posto, è da far stropicciare gli occhi. Il 2012 sarà il suo anno, ne siamo certi.
(26' st Greco sv: entra a risultato ampiamente acquisito e svolge il suo compitino senza sbavature)


Totti 8: altri punti dal suo ritorno in campo: questo per far capire l'importanza del Capitano negli schemi, ma soprattutto nei risultati, della squadra di Luis Enrique. Un solo particolare manca al completamento della festa giallorossa: l'assenza del suo gol.  Ci prova su calcio di punizione, di testa, dalla distanza, sempre senza successo. La sua grandezza sta nel non incaponirsi, nemmeno quando, nel finale, ne avrebbe pieno diritto. Continua comunque a regalare assist e giocate da grandissimo fuoriclasse. Infinito.


Lamela 7: el Coco cresce di partita in partita. La cosa che sorprende di questo ragazzo è la sua maturità tecnica e tattica: ogni numero è finalizzato a qualcosa oltre a essere bello. Impreziosisce la sua prova con l'assist per il gol di Osvaldo. Realtà.
(23' st Bojan 6: con gli ampi spazi lasciati dal Bologna sotto di un uomo e alla ricerca del gol è incontenibile. Non riesce a sfondare, ma è una questione di tempo)   


Osvaldo 7.5: al Dall'Ara, ultimo stadio che lo aveva visto protagonista in Italia, prima del ritorno a Roma, si toglie la soddisfazione di siglare la sua settima bellezza giallorossa. Il record precedente (cinque reti) è ormai dimenticato. E' un bomber: fallisce occasioni clamorose (una incredibile dopo aver saltato addirittura Gillet), ma poi trova il gol più difficile. Deve continuare a fare questo: schiaffarla al di là dei portieri avversari.


All. Luis Enrique 7: è vero, i risultati aiutano, ma bisogna metterci anche qualcosa del proprio affinché le cose vadano per il verso giusto. Confermare dieci-undicesimi della formazione che ha battuto il Napoli è un buon inizio. Tenere Francesco Totti più vicino alla porta avversaria, un ulteriore passo in avanti. Al resto ci pensa la squadra, che si diverte nel tiqui-taca insegnato dal tecnico e sfrutta il cinismo italiano della "nuova" Roma per far male agli avversari. Obiettivo del 2012: oltre all'undici titolare, trovare la forza e gli stimoli per confermare anche prestazione e risultati.

Luis Enriqgma: la mia formazione per Bologna-Roma

Si avvicina l'ultima sfida dell'anno solare. La "nuova" Roma, più italiana e meno spagnola, affronterà il Bologna. L'obiettivo è confermare quanto di buono mostrato nell'ultima settimana e soprattutto continuare a vincere. Conquistare la seconda trasferta consecutiva.

Tra i nomi dei convocati per la gara del Dall'Ara spicca l'assenza di Marco Borriello, ormai giunto ai titoli di coda della sua avventura in giallorosso. Ancora out David Pizarro, mentre torna in gruppo Fernando Gago, nonostante il cileno, in allenamento, sia apparso molto più in forma dell'argentino, che tra l'altro rischia di partire dal primo minuto.

Riguardo l'undici che scenderà in campo contro il Bologna, non dovrebbero esserci grande differenze rispetto a quello che ha conquistato il San Paolo. Confermato il quartetto di difesa, a centrocampo rientrerà certamente Miralem Pjanic, che ha scontato la squalifica per recidività di ammonizione e che si schiererà al fianco di Daniele De Rossi. Il terzo posto in mediana sarà occupato da Greco, che potrebbe essere preferito sia a Simplicio che a Gago.

In attacco spazio a Totti, Lamela e Osvaldo.

La mia formazione per Bologna-Roma: Stekelenburg, Rosi, Juan, Heinze, Taddei, De Rossi, Pjanic, Greco, Totti, Lamela, Osvaldo. 

lunedì 19 dicembre 2011

Luis Enrique si è italianizzato? In fondo chissenefrega...


Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro.

E così mentre il calcio italiano scrutava Luis Enrique, come fosse un alieno sbarcato da chissà quale pianeta, anche Luis Enrique guardava dentro il calcio italiano. Sebbene in maniera più nascosta.

Risultato: una Roma più ordinata, più cinica, più squadra. Che per interpreti e qualità non può evitare, pur volendolo, il tiqui-taca, ma che in giro per i campi nostrani, qualche scaltrezza sembra averla colta e assimilata.

E mentre appare quasi inutile sottolineare le prove, strepitose, di Lamela, Simplicio e Juan, il dato da evidenziare è certamente quello legato ai numeri. Perché si sa, le statistiche, non mentono mai.

La Roma non aveva mai fatto più di due gol in questa stagione fuori casa, nemmeno in amichevole e soprattutto non aveva mai tirato così tante volte in porta. La Roma fa sempre punti con Francesco Totti in campo. E spesso vince. L'ultima vittoria in campionato risaliva alla gara contro il Lecce e il Capitano c'era. Poi due assenze e due ko, quelli di Udine e Firenze, e di nuovo presenze e dunque punti nelle gare con Juventus e Napoli. Con Totti che confeziona due assist, uno più bello di un altro, per De Rossi e Osvaldo.

Così come quella spallettiana, anche quella enriquiana trova la quadratura del cerchio in condizione di emergenza. Tramutare la causalità in punto di partenza deve essere l'imperativo. Perché scoprire che un modulo funziona piuttosto che un altro, può essere anche fortuna. Confermarlo è sintomo di intelligenza.

Il quesito più in voga di oggi è: Luis Enrique si sarà italianizzato? Se questo significa essere meno logorroici nel possesso palla e arrivare prima al dunque, ben venga. 

domenica 18 dicembre 2011

Napoli-Roma: le pagelle. Lamela strepitoso, Simplicio utile, Totti porta assist e punti

Le pagelle di Napoli-Roma: 

Stekelenburg 6.5: mezzo voto in meno solo per il gol subito nel finale per mano (anzi piede) di Hamsik. Per il resto almeno tre interventi decisivi, ma soprattutto una difesa che appare ogni partita più tranquilla con il gigante olandese a difendere i pali della porta. Sta anche imparando l'italiano...

Rosi 6: nonostante rientrasse da un fastidioso infortunio e avesse, lungo il suo out, un cliente davvero scomodo come Zuniga, alla fine può sventolare una sufficienza piena. Primo tempo da rivedere, soprattutto in fase difensiva, secondo senza sbavature. Se divenisse concreto anche in zona cross...

Juan 6.5: se è in forma deve giocare. Uno dei migliori in campo a Udine, quasi impeccabile al San Paolo. Tutto dipenderà dal suoi fisico: se deciderà di smetterla con i capricci e girare a dovere, il posto al centro della difesa nessuno potrà metterlo in discussione.

Heinze 7: il modo con cui catechizza Juan alla mezz'ora del secondo tempo, è forse il più bello dei suoi interventi. Comanda la difesa a bacchetta e chiama i movimenti senza sbagliare nulla. Spesso si immola sulle conclusioni dei napoletani anche in maniera scomposta. Solito gladiatore. 

Taddei 6.5: la sua fascia è quella dove si balla di più. In fase offensiva e in fase difensiva. Quando Lavezzi, Maggio e Hamsik scendono lungo l'out sono dolori, ma il gol di Lamela e la maggior parte delle azioni più interessanti della Roma arrivano proprio dalla sinistra.

De Rossi 7: in difesa sarà straordinario, ma il suo posto è a centrocampo, nel vivo dell'azione. Annulla completamente, grazie anche all'aiuto di Greco e Simplicio, la mediana napoletana, che non riesce mai a sfondare. Impossibile chiedergli di più.

Simplicio 6.5: disinvolto. Svolge il suo compitino senza esagerare e facendo sempre la cosa giusta, con il minimo sforzo. Nel finale si toglie anche la soddisfazione di siglare il gol della sicurezza, il secondo in una stagione della quale tutto si può dire, ma non che lo veda protagonista.

Greco 6: sbaglia qualche pallone di troppo, ma dove c'è da picchiare, la sua presenza si fa sentire, eccome.
(35' st Perrotta 6: un tiraccio centrale. Può festeggiare anche lui)

Lamela 7.5: a parte il gol, magnifico, mostra numeri d'altissima scuola. Da promessa si sta trasformando pian piano in totale realtà.  

Osvaldo 6.5: tanto lavoro oscuro in pressione sugli esterni napoletani che gli toglie lucidità sottoporta. Nel primo tempo si mangia un gol "a tu per tu" con De Sanctis, nella ripresa prima spinge in rete un assist al bacio di Totti, poi spreca quello, altrettanto bello di Bojan. E quel dito sulla bocca a chi era diretto?
(26' st Bojan 6: pochi minuti per far impazzire la difesa del Napoli e mettere un pallone d'oro sui piedi di Osvaldo, incredibilmente fallito)

Totti 7: messaggio ai critici: l'ultima volta che la Roma aveva messo punti in cascina c'era il capitano in campo. Leggasi Lecce. Poi due assenze e due ko (Udine e Firenze), e nuovamente punti: uno con la Juventus, tre con il Napoli. Per di più gli assist per De Rossi contro i bianconeri e per Osvaldo al San Paolo indovinate di chi portano la firma?
(43' st Viviani sv: seconda presenza in Serie A. Sempre meglio)


Allenatore, Luis Enrique 6.5: non si sarà italianizzato, ma il gioco mostrato con la Juventus prima e con il Napoli dopo, appare quanto di più lontano dal tiqui-taca. Per la prima volta, però, ogni calciatore sembra schierato nel proprio ruolo et voilà, pensate un pò, arriva anche la vittoria su un campo difficile come il San Paolo. A volte il calcio è così semplice...